
Per Alessandro Bastoni c’è poco rispetto nei confronti dei calciatori e troppa superficialità nel giudicare la loro vita quotidiana: in una lunga intervista, il difensore dell’Inter va controcorrente su temi che non riguardano il campo e svela un retroscena legato al nonnismo vissuto ai tempi dell’Atalanta. Parlando degli inizi rivela un po’ di risentimento nei confronti di Gian Piero Gasperini e la gratitudine nei confronti di Antonio Conte.
- Inter, Bastoni controcorrente da Cattelan
- Bastoni e i sacrifici dei calciatori
- Bastoni e gli insulti dei tifosi
- Bastoni: la stoccata a Gasperini e il grazie a Conte
- Bastoni e il nonnismo ai tempi dell’Atalanta
Inter, Bastoni controcorrente da Cattelan
Alessandro Bastoni interpreta il ruolo del difensore a modo suo: non pensa solo a spezzare il gioco, a difendere, ma contrattacca, imposta, non ha paura di rischiare tramutando in giocate idee a volte anche rischiose, davanti a compagni, allenatore, avversari e tifosi. Allo stesso modo, il difensore dell’Inter affronta l’intervista al podcast di Alessandro Cattelan “Supernova”: una chiacchierata controcorrente, in cui il 25enne di Casalmaggiore parla di temi che non riguardano strettamente il calcio giocato, esponendo il suo pensiero con coraggio.
Bastoni e i sacrifici dei calciatori
La prima stoccata Bastoni la riserva alla retorica del calciatore come professionista “privilegiato”, un’idea alimentata negli anni dallo stesso mondo del calcio: a più riprese personaggi, dal compianto Sinisa Mihajlovic ad Antonio Cassano, hanno rimarcato la differenza tra i calciatori e chi, a loro parere, lavora davvero. Per Bastoni non è così, i sacrifici dei giocatori sono sottovalutati. “Per la gente i sacrifici li fanno soli gli operai o i muratori – le parole del difensore – . Se non sei dentro a questo mondo fai fatica a capire i sacrifici che fa un giocatore. Giochiamo talmente tanto che siamo sempre lontano dalle famiglie. Il discorso si riduce sempre a ‘eh ma guadagni milioni’, però per me è una cosa sbagliatissima: il tempo è una cosa impagabile e non te lo restituisce nessuno”.
“Facciamo almeno un ritiro a settimana – aggiunge poi – dormo a casa due-tre notti a settimana. Poi i giorni in cui dormo a casa sono via fino alle 14:00 per via degli allenamenti, quindi il tempo a casa è veramente ristretto”.
Bastoni e gli insulti dei tifosi
Altro argomento delicato: le critiche dei tifosi. Per Bastoni c’è poco rispetto nei confronti dei giocatori. “Non puoi insultarmi la famiglia o augurarmi la morte perché ho fatto un errore – dice -. I social hanno portato questa cosa malsana. Poi c’è chi va dritto per la sua strada e se ne sbatte e chi meno. Parlo ad esempio al tifoso dell’Inter che fischia un suo giocatore o lo va a insultare sui social, è controproducente”.
Bastoni: la stoccata a Gasperini e il grazie a Conte
Nel corso dell’intervista, Bastoni parla anche dei suoi allenatori del passato, non nascondendo quello che sembra un certo risentimento verso Gian Piero Gasperini, che lo fece debuttare con l’Atalanta nel 2016, a soli 17 anni. “Abbiamo vinto 1-0 contro la Sampdoria di Muriel e Skriniar, poi non ho giocato più: mi ha buttato là”, dice ridendo. “Non potevo permettermi di dire nulla – aggiunge poi – ma non ho capito cos’è successo.
“Andare via dall’Atalanta e scegliere il Parma è stata la mia salvezza”, aggiunge poi. Dal Parma approda poi all’Inter, dove dopo un periodo di adattamento diventa titolare nella squadra di Antonio Conte: merito del salentino se Bastoni non ha cambiato più squadra. “Avevo fatto le guerre per andare via perché c’erano Godin e Skriniar – confessa il difensore. Conte mi disse di restare e sono riuscito a impormi”.
Bastoni e il nonnismo ai tempi dell’Atalanta
Se all’Atalanta Bastoni non stava bene era anche perché era poco considerato dai più grandi dello spogliatoio. Il difensore parla di nonnismo, con tono leggero e il sorriso sul volto fa anche i nomi dei compagni che se ne rendevano protagonisti: l’intenzione non pare quella di accusarli, ma di denunciare un fenomeno negativo di cui ora, però, il calcio si sta liberando. “Non c’è più il nonnismo che c’era una volta. Ad esempio all’Atalanta succedeva con Stendardo, Masiello e Zukanovic, gente che esagerava un po’: una volta ho fatto un tunnel in allenamento e sono dovuto andar via per salvarmi la vita”, confessa sorridendo il difensore dell’Inter.
“Non trovo neanche giusto quest’atteggiamento, se sei un Primavera e mi fai un tunnel bravo tu: non è che devo menarti per questo… Non lo trovo corretto. Fortunatamente c’è più cultura ora”, conclude Bastoni.